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L’adolescenza sembra essere un periodo fantasma, occupato solo da un ingombrante soggetto: l’attesa.
Eppure è il periodo che più lascia tracce nella nostra personalità. I dolori, le vittorie, le delusioni, le piccole grandi conquiste [...] tutte quelle emozioni vissute nè con l’inconsapevolezza del bimbo e nè con la rassegnazione dell’anziano – quelle ci hanno formato, plasmato, reso le persone che siamo oggi.
Dovremmo dare più importanza agli adolescenti, più valore, più rispetto. Sono loro le farfalle che riempiranno di colore il cielo del nostro futuro.

Pensiamoci.


Anton Valigt, Mai troppo folle

 

 

 

L’adolescenza è innanzitutto un’opportunità. Si abbandona il mondo dell’infanzia per diventare adulti, in un corpo che muta radicalmente, con desideri e bisogni diversi, con la voglia e la paura del futuro, in un contesto colmo di relazioni sociali che non sono più le stesse.
Il mondo adolescenziale è  fatto di emozioni forti, di spinte vitali verso l’esterno, di passioni mutevoli e cangianti quanto intense e coinvolgenti.  Ma è fatto anche di malinconia, di paura , di tristezza irrequieta e di contraddizioni laceranti. C’è un bisogno di amore e di tenerezza, con la voglia di dipendere dalla famiglia, ed al contempo c’è il desiderio straziante di un’autonomia piena, forte, indiscutibile.
Ogni adolescente è solo di fronte al compito evolutivo che lo aspetta. Nasce un’altra volta, rimette in discussione suo malgrado l’esistente, si affaccia alla vita.
Mai come in questo momento egli può mettere in connessione la sua mente, le sue emozioni ed il suo comportamento. Mai come in questo momento egli ha molteplici risorse che sono messe in campo per muoversi velocemente nel suo mondo interno, così come nel mondo esterno. Mai come ora egli contatta la sua complessità, che cerca di tenere insieme nella propria unicità, così come quando ci si ripara sotto un ombrello durante un acquazzone.
L’adolescente cerca lo sguardo che individui in lui la sua unicità, la sua spontaneità, il suo essere nel mondo.
Diffidiamo dall’adolescente posato, a modo, che va bene a scuola, che sa ben rapportarsi con gli altri. Potrebbe non essere sereno, ma perso nel deserto di sentimenti che non capisce, che non riconosce, a bisogni che tiene lontano da sé, e che finiranno per travolgere se stesso e tutto ciò che lo circonda.
Restituiamogli uno sguardo pieno di vita, facciamo in modo che egli possa immergersi nel fiume vitale che gli è proprio, per evitare che resti un adeguato spettatore di un’esistenza che scorre di fronte ai suoi occhi senza suscitare alcun sentimento umano.